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Complicazioni in Sala Parto: Uso Improprio di Ventosa Ostetrica e Forcipe nel POV

Uso Improprio di Ventosa Ostetrica e Forcipe nel POV

Nella mia pluriennale esperienza presso l’Ospedale San Filippo Neri di Roma, ho potuto osservare, col passare del tempo, significative evoluzioni nel campo ostetrico, grazie all’avanzamento della ricerca e alla raccolta di dati concreti, che hanno portato a notevoli cambiamenti nel modo di assistere il travaglio di parto. Il parto operativo vaginale (POV) impiega strumenti come la ventosa ostetrica e il forcipe per facilitare la nascita del bambino, in situazioni in cui il parto naturale si complica.

La scelta di procedere con un POV, in alternativa al parto cesareo, si è dimostrata vantaggiosa nell’abbassare il rischio di complicazioni per la madre e nel garantire un’estrazione più rapida del neonato. In Italia, la pratica del POV si avvale principalmente della ventosa ostetrica, con un particolare favore per il modello usa e getta Omnicup, creato da Aldo Vacca. Questo strumento è ormai preferito rispetto al tradizionale modello metallico, mentre l’uso del forcipe è diventato un’opzione meno frequente nel nostro Paese.

La frequenza con cui si ricorre al POV in Italia varia considerevolmente, con una media che si attesta tra il 4 e il 5%.

Data la rarità con cui si ricorre a questa pratica e il potenziale rischio di complicazioni sia materne che neonatali, è essenziale che gli operatori sanitari ricevano una formazione adeguata sull’uso della ventosa ostetrica. Questo include una comprensione dettagliata delle sue indicazioni, della tecnica di applicazione, dei suoi limiti e delle possibili complicanze.

Argomenti Trattati

  1. Raccomandazioni per il POV
  2. Quando è Indicato l’Uso della Ventosa?
  3. Controindicazioni per l’Uso della Ventosa
  4. Complicazioni nel POV
  5. Prevenzione e Percorsi di Risarcimento
  6. Come si Utilizza la Ventosa Ostetrica
  7. Conclusioni

1.Raccomandazioni per il POV

In base alle ultime evidenze scientifiche, le Raccomandazioni delle maggiori Società scientifiche Internazionali (RCOG-SOGC-ACOG-RANZCOG)  tendono a favorire il parto vaginale spontaneo e a ridurre il ricorso al POV e al taglio cesareo in linea con quanto dichiarato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo la quale negli ultimi vent’anni si sta abusando degli interventi con una “crescente medicalizzazione dei normali processi di parto”.

Come evidenziato nelle attuali Raccomandazioni per il POV pubblicate dalla Fondazione Confalonieri Ragonese su mandato SIGO, AOGOI, AGUI nel 2021 riguardo all’applicazione della ventosa ostetrica durante il parto operativo vaginale (POV), è fondamentale considerare i seguenti aspetti per garantire la sicurezza e l’efficacia dell’intervento:

  • La realizzazione del POV richiede la presenza di un professionista esperto, in un contesto che consenta un rapido trasferimento in sala operatoria se necessario.
  • La scelta dello strumento specifico da impiegare si basa sull’esperienza e sulla competenza dell’operatore sanitario.
  • Generalmente, si preferisce l’uso della ventosa omnicup poiché si associa a un rischio minore per il neonato, nonostante presenti una maggiore probabilità di insuccesso rispetto al forcipe.
  • L’uso consecutivo del forcipe, dopo un tentativo fallito con la ventosa, incrementa significativamente il pericolo di traumi per il neonato e danni allo sfintere anale della madre.
  • È cruciale posizionare accuratamente la coppetta della ventosa in modo che centri la sutura sagittale del neonato, appena davanti alla fontanella minore, evitando di intrappolare la parete vaginale tra la coppetta e il cranio del bambino.
  • Il numero di tentativi di trazione dovrebbe limitarsi a sei: tre per guidare la testa del feto verso il perineo e tre per facilitarne l’espulsione.
  • In caso di doppio distacco della coppetta, è consigliabile interrompere il tentativo di parto con ventosa, soprattutto se l’operatore non dispone di vasta esperienza; in tal caso, è prudente richiedere un secondo parere prima di procedere ulteriormente.
  • Se il parto con ventosa non riesce, è necessario considerare l’opzione del parto cesareo, che potrebbe presentare complicazioni date dall’ingaggio della testa fetale nel canale del parto.
  • L’episiotomia non dovrebbe essere praticata come routine, ma valutata caso per caso, preferendo un taglio medio-laterale se ritenuto necessario.

Queste direttive mirano a ottimizzare l’uso della ventosa ostetrica, minimizzando i rischi per madre e bambino e assicurando un approccio prudente e informato durante il parto operativo.

Uso Improprio di Ventosa Ostetrica e Forcipe nel POV

2.Quando è Indicato l’Uso della Ventosa?

Le indicazioni per il ricorso al Parto Operativo Vaginale (POV) tramite l’uso della ventosa ostetrica sono delineate da criteri specifici che mirano a garantire la sicurezza e il benessere sia della madre che del neonato durante il parto. Questi criteri prendono in considerazione diversi aspetti clinici e situazioni in cui l’uso della ventosa potrebbe essere considerato una scelta preferibile rispetto ad altre tecniche di assistenza al parto. 

Le principali indicazioni per il parto con ventosa ostetrica sono:

  • Alterazioni nel Cardiotocogramma (CTG): Una delle principali indicazioni per l’uso del POV è rappresentata dalle alterazioni rilevate nel CTG, che possono suggerire una sofferenza fetale o altre condizioni che richiedono un’accelerazione del parto per garantire la sicurezza del neonato.
  • Arresto della Progressione del Parto: Il POV viene considerato quando si verifica un arresto nella progressione della fase espulsiva del travaglio, nonostante le spinte efficaci della madre e l’assenza di ostacoli meccanici. In questi casi, la ventosa ostetrica può offrire il supporto necessario per completare il parto vaginalmente.
  • Esaurimento delle Forze Materne: In situazioni in cui la madre non è più in grado di spingere efficacemente a causa della fatica, il POV può rappresentare un’opzione valida per assistere l’espulsione del neonato.
  • Controindicazioni alla Manovra di Valsalva: Esistono condizioni mediche specifiche che possono rendere la manovra di Valsalva, ovvero lo sforzo di spinta durante le contrazioni, rischiosa per la madre. Queste includono particolari patologie cardiache, neurologiche o altre condizioni che non ammettono uno sforzo prolungato. In questi contesti, il POV offre un’alternativa per minimizzare lo sforzo materno.

È fondamentale sottolineare che nessuna di queste indicazioni è considerata assoluta. La decisione di procedere con il POV deve essere sempre frutto di un’attenta valutazione clinica, che tenga conto delle condizioni specifiche di ogni singolo caso, massimizzando i benefici per la madre e per il neonato e minimizzando al contempo i rischi associati all’uso della ventosa ostetrica e del forcipe. La valutazione deve essere condotta da personale esperto, in grado di interpretare correttamente i dati clinici e di prendere decisioni informate sulle migliori pratiche da adottare in sala parto.

3.Controindicazioni per l’Uso della Ventosa

Le controindicazioni all’uso del Parto Operativo Vaginale (POV) prendono in considerazione diversi fattori clinici e condizioni specifiche che, se ignorati, possono aumentare il rischio di complicanze, come abbiamo già visto (leggi qui). Di seguito, le principali controindicazioni al POV e le ragioni dietro queste restrizioni:

  • Età Gestazionale Inferiore a 32 Settimane: Neonati nati prima delle 32 settimane di gestazione sono particolarmente vulnerabili a emorragie subgaleali e traumi allo scalpo, a causa della maggiore fragilità dei loro tessuti e della loro struttura ossea ancora in formazione. Anche nell’intervallo delle 32-36 settimane, l’uso della ventosa richiede cautela estrema e un’attenta valutazione delle condizioni del neonato.
  • Dilatazione Cervicale Non Completa: Il POV richiede una dilatazione cervicale completa per assicurare un passaggio sicuro del neonato attraverso il canale del parto. Tentare l’uso della ventosa con una dilatazione incompleta può portare a traumi sia per la madre che per il neonato, aumentando il rischio di lacerazioni e altre complicazioni.
  • Parte Presentata Non Impegnata e Non di Vertice: Il successo del POV dipende dalla corretta posizione e dal corretto impegno della testa del neonato nel bacino materno. Se la testa non è adeguatamente impegnata o se la presentazione non è di vertice, l’uso della ventosa potrebbe non solo fallire ma anche causare danni.
  • Patologie Fetali Con Rischio di Fratture Craniche o Emorragie: Neonati con sospette o note condizioni quali osteogenesi imperfetta (malattia che rende le ossa estremamente fragili) o trombocitopenia (bassa conta delle piastrine che aumenta il rischio di emorragie) rappresentano controindicazioni significative all’uso del POV. In questi casi, l’uso della ventosa potrebbe causare lesioni gravi.

Queste controindicazioni sottolineano l’importanza di una valutazione clinica dettagliata e personalizzata prima di decidere l’utilizzo della ventosa ostetrica. Ogni decisione deve essere presa considerando non solo le condizioni attuali della madre e del neonato, ma anche potenziali rischi e benefici dell’intervento. La priorità deve essere sempre la sicurezza e il benessere di entrambi, richiedendo pertanto un approccio cauto da parte del team ostetrico.

4.Complicazioni nel POV

La ventosa ostetrica e il forcipe sono strumenti utilizzati nel POV, progettati per assistere il parto quando ci sono difficoltà nella fase espulsiva del travaglio, come nel caso di un feto in posizione non ottimale o di esaurimento delle forze della madre. Sebbene questi strumenti possano ridurre il bisogno di ricorrere al parto cesareo, il loro uso improprio può causare una serie di complicazioni.

Questa tecnica di assistenza al parto, sebbene utile in determinate circostanze, richiede una competenza specifica e un’attenta valutazione delle condizioni di madre e bambino infatti bisogna attenersi scrupolosamente ai protocolli stabiliti per il POV. Il posizionamento preciso della coppa della ventosa sul punto di flessione della testa del neonato è fondamentale. Un posizionamento errato può portare a complicanze serie, come asimmetria cranica, aumentando il rischio di trauma per il neonato.

Prima di tutto, è essenziale informare adeguatamente le future mamme sui benefici e potenziali rischi associati al parto con ventosa ostetrica e forcipe e che in certe situazioni, esiste il rischio di complicanze quali:

Per la Ventosa Ostetrica

  • Lesioni dello Scalpo e Cefaloematomi: Un’applicazione imprecisa della ventosa può causare lesioni cutanee, emorragie sotto la cute del cranio (cefaloematomi) o, nei casi più gravi, emorragie intracraniche: l’emorragia subgaleale, una condizione grave che può avere conseguenze a lungo termine, è particolarmente associata all’uso improprio della ventosa.
  • Fratture Craniche: Sebbene rare, possono verificarsi a causa di una pressione eccessiva o di un posizionamento errato.
  • Emorragie della retina: un rischio legato alla pressione esercitata durante l’utilizzo della ventosa.
  • Asfissia Neonatale: L’eccessiva pressione esercitata può portare a difficoltà respiratorie post-parto.

Per il Forcipe

  • Lesioni Facciali e del Plesso Brachiale: L’uso del forcipe può comportare lesioni ai nervi facciali o del plesso brachiale del neonato, a volte con esiti di paralisi temporanea o permanente.
  • Traumi Materni: Include lacerazioni, emorragie post-partum e, in rari casi, lesioni agli organi interni.
  • Distocia della Spalla: L’utilizzo del forcipe può aumentare il rischio di distocia della spalla, una condizione che può richiedere manovre addizionali per completare il parto, incrementando il rischio di lesioni sia per la madre che per il neonato.

Per minimizzare questi rischi, il monitoraggio continuo durante e dopo il parto è imperativo. Ogni segnale di distacco della coppa o difficoltà nella procedura deve essere valutato con estrema attenzione, e il professionista deve essere pronto a interrompere l’uso della ventosa a favore di un parto cesareo, se necessario.

È inoltre importante ricordare che l’utilizzo della ventosa non deve mai essere prolungato oltre i 15-20 minuti, e che non si dovrebbe tentare di ruotare meccanicamente il collo o la testa del neonato per evitare lesioni.

Consideriamo come esempio pratico il caso di un parto in cui il neonato presenta una posizione occipitale posteriore. In questa situazione, l’utilizzo di una coppa rigida con stelo rigido è consigliato per permettere una trazione più efficace e sicura. La trazione deve essere sempre eseguita con cura, in linea con l’asse del corpo del neonato e in coordinamento con le spinte della madre.

5.Prevenzione e Percorsi di Risarcimento

Le indicazioni per il POV includono situazioni quali alterazioni del tracciato cardiotocografico (CTG), arresto della progressione della parte presentata, esaurimento delle forze materne o controindicazioni mediche alla manovra di Valsalva. È fondamentale, tuttavia, che tale pratica sia riservata a casi ben giustificati, dato il rischio associato di complicanze materne e neonatali.

La procedura richiede una preparazione accurata, che include la valutazione delle indicazioni e delle controindicazioni, il consenso informato della paziente, l’esperienza e l’addestramento dell’operatore, e la prontezza di interventi correttivi o alternativi in caso di necessità. L’utilizzo della ventosa ostetrica, sebbene associato a minori rischi rispetto ad altri strumenti, non è privo di potenziali complicazioni per il neonato, come trauma cranico o lesioni ai nervi.

Come ginecologo, il mio consiglio è sempre di procedere con la massima cautela, valutando attentamente ogni singolo caso e agendo sempre nell’interesse supremo di madre e bambino. Ricordiamo che l’obiettivo principale è garantire un parto sicuro e privo di complicazioni, e la scelta di utilizzare la ventosa ostetrica deve essere sempre guidata da questo principio.

Richiesta di Risarcimento

Quando le procedure di POV conducono a lesioni permanenti al neonato, emergono questioni di responsabilità medica e diritto ad un adeguato risarcimento. I danni risarcibili possono includere costi medici presenti e futuri, danni morali, perdita di reddito futura del neonato, costi di assistenza continua, e danni esistenziali:

  • Danno alla salute del neonato: Considerando l’alta probabilità di disabilità significative derivanti da lesioni cerebrali permanenti, il valore del risarcimento per tali danni può avvicinarsi o raggiungere il limite massimo stabilito dalle normative vigenti sul risarcimento dei danni.
  • Danno alla salute dei genitori: Questo tipo di danno si estende al disagio psicologico e fisico sperimentato dai genitori, influenzando negativamente la loro vita sociale, le prospettive professionali e il benessere sessuale, inclusa la potenziale avversione psicologica alla futura procreazione.
  • Perdita economica per il neonato (incapacità di guadagno): Ciò si riferisce alla diminuzione o alla perdita della capacità del bambino di generare un reddito futuro a causa della sua condizione. Il calcolo di tale danno considera il guadagno che l’individuo avrebbe potuto realizzare nel corso della vita lavorativa se non fosse stato per la lesione subita.
  • Perdita economica per i genitori (costi futuri per cure e assistenza): Include le spese mediche, di cura e assistenza che la famiglia dovrà affrontare per tutta la vita del bambino. Questi costi possono superare l’ammontare combinato dei danni alla salute del bambino e della perdita economica dello stesso.

La complessità delle situazioni cliniche richiede un’attenta valutazione legale delle circostanze e delle prove disponibili. La documentazione medica accurata diventa fondamentale per supportare le eventuali richieste di risarcimento.

6.Come si Utilizza la Ventosa Ostetrica?

Uso Improprio di Ventosa Ostetrica e Forcipe nel POV

L’impiego della ventosa ostetrica rappresenta una tecnica di parto assistito che richiede precisione, esperienza e aderenza a protocolli ben definiti per garantire la sicurezza e il benessere sia della madre che del neonato. Come ginecologo, voglio sottolineare l’importanza di alcuni punti chiave che ogni professionista del settore dovrebbe avere ben presenti:

  • Indicazioni Precise: La ventosa ostetrica dovrebbe essere utilizzata solo quando esiste una chiara indicazione medica. Questo strumento è destinato a supportare il parto in situazioni specifiche dove il normale progresso del parto si interrompe, e non come prima scelta senza valutare attentamente la situazione.
  • Posizionamento Corretto della Coppa: La chiave del successo nell’uso della ventosa risiede nel posizionamento accurato della coppa sul punto di flessione della testa del neonato. Un posizionamento scorretto può non solo fallire nell’assistere il parto, ma anche aumentare il rischio di trauma per il neonato. Immaginiamo, per esempio, un parto in cui la testa del bambino è leggermente decentrata nella pelvi: in questo caso, una coppa morbida a forma di campana sarebbe l’ideale per esercitare una lieve trazione senza rischiare lesioni.
  • Sapere Quando Interrompere la Procedura: È fondamentale per il medico riconoscere tempestivamente quando la procedura con ventosa non sta portando ai risultati desiderati. In caso di mancato progresso del parto, nonostante ripetuti tentativi e distacchi della coppa, è vitale optare per il parto cesareo per preservare la salute di madre e bambino. È una decisione difficile ma necessaria, che richiede giudizio clinico e capacità di agire rapidamente per il meglio.
  • Tecnica di Trazione: Una volta assicurato il corretto posizionamento della coppa, la trazione deve essere eseguita con cautela e in sincronia con le contrazioni uterine e le spinte della madre. Questo approccio minimizza il rischio di lesioni allo scalpo del neonato e facilita il parto in maniera più naturale. La trazione dovrebbe seguire l’asse della curva pelvica, adeguandosi alla posizione del bambino, sia che si trovi in posizione occipitale anteriore sia in quella occipitale posteriore.
  • Limiti nella Procedura: Limitare il numero di trazioni e il tempo totale di utilizzo della ventosa è molto importante. Idealmente, la procedura dovrebbe includere non più di tre trazioni per la fase di discesa e tre per la fase di estrazione, con un massimo di 2-3 distacchi della coppa. Il tempo totale, dalla posa della coppa fino alla nascita del bambino, non dovrebbe superare i 15-30 minuti. Questi limiti sono stabiliti per proteggere al meglio la salute del neonato e della madre.

7.Conclusione

L’importanza di una formazione costante, l’aderenza a linee guida cliniche ben definite e un monitoraggio scrupoloso non possono essere sottolineati abbastanza: questi elementi sono fondamentali per ridurre al minimo i rischi legati all’uso di strumenti come la ventosa ostetrica e il forcipe nel POV. 

Se tuo figlio ha subito danni a seguito di un parto assistito da ventosa ostetrica, è essenziale sapere che hai delle opzioni a tua disposizione. Per comprendere meglio la situazione e valutare eventuali responsabilità mediche, ti invitiamo a rivolgerti al nostro team di specialisti. Aiuto Malasanità offre una prima consulenza gratuita, durante la quale, avvalendoci della collaborazione di esperti in ambito medico (ginecologi e neonatologi) e legali specializzati in danni perinatali, valuteremo il tuo caso con la massima attenzione e professionalità.

L’obiettivo è fornirti tutte le informazioni necessarie per comprendere se quanto accaduto al tuo bambino possa essere attribuito a un errore medico e, in tal caso, come procedere per ottenere il giusto risarcimento per i danni sofferti, sia patrimoniali che non patrimoniali, da parte tua e della tua famiglia.

Ricorda: la nostra assistenza è a costo zero fino all’ottenimento del risarcimento. Non esitare a contattarci compilando il nostro modulo online o chiamandoci direttamente, con  noi la Tua privacy è al sicuro. 

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