Infezione contratta dopo l’intervento in ospedale: quando spetta il risarcimento e perché le famiglie scelgono Aiuto Malasanità

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L'intervento era programmato e, secondo quanto riferito ai familiari, si era concluso senza complicazioni. Nei giorni successivi, però, compaiono la febbre, un arrossamento della ferita e alterazioni degli esami del sangue. In alcuni casi il quadro clinico peggiora rapidamente, rende necessario il trasferimento in terapia intensiva e si conclude con il decesso del paziente.

Quando i familiari chiedono spiegazioni, le risposte possono essere generiche: «era una complicanza possibile», «il rischio di infezione era indicato nel consenso», «la paziente era fragile». Sono considerazioni che descrivono un rischio in termini generali, senza chiarire come sia stato gestito quel ricovero. Per ricostruirlo è necessario esaminare la documentazione clinica.

Nel frattempo, molte famiglie si ritrovano senza un vero punto di riferimento. Le richieste scritte restano senza risposta, i colloqui vengono rinviati e le informazioni arrivano in modo frammentario. Con il passare del tempo, però, i termini di prescrizione continuano a decorrere e anche il ricordo preciso degli orari tende a sfumare.

La ricostruzione parte quindi dalla cartella clinica. Nelle infezioni contratte in ospedale, inoltre, l'onere della prova è distribuito secondo regole che molte famiglie non conoscono: spetta in larga parte alla struttura dimostrare di aver adottato e applicato le misure di prevenzione previste.

Aiuto Malasanità affianca le famiglie in tutto il percorso di risarcimento: dalla lettura della documentazione clinica alla perizia medico-legale, fino alla richiesta nei confronti della struttura e della sua compagnia assicurativa. La prima analisi è gratuita e nessuna fase del percorso comporta anticipi di spese.

Lo studio si occupa esclusivamente di responsabilità sanitaria da quindici anni e registra un tasso di successo superiore al 94% nei casi che decide di seguire.

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Il nostro team medico-legale valuta gratuitamente la documentazione del ricovero e, se ci sono i presupposti, ti assiste nella richiesta di risarcimento fino alla liquidazione delle somme, senza anticipi di spese.

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Indice dell'articolo

Cosa fare nelle prime 48 ore

Le ore successive alla perdita di un familiare sono segnate dal dolore e dagli adempimenti che quei giorni richiedono. Non è necessario valutare subito un'azione legale. Può essere utile, tuttavia, conservare la documentazione disponibile e annotare alcune informazioni prima che i ricordi perdano precisione.

Gli orari dei colloqui con i medici, i nomi del personale presente in reparto e le terapie somministrate dopo l'intervento sono dati che è generalmente più semplice raccogliere nei primi giorni. La checklist che segue indica le azioni utili, da svolgere nei tempi che la famiglia ritiene opportuni.

Checklist: cosa fare nelle prime 48 ore

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Queste azioni consentono di preservare informazioni che potrebbero rivelarsi importanti in seguito, senza imporre alla famiglia decisioni immediate in un momento già molto complesso. Se la cartella consegnata risulta incompleta, le parti mancanti possono essere richieste anche successivamente.

Se un familiare ha segnalato al personale sintomi o preoccupazioni durante il ricovero, è opportuno annotare anche questo aspetto, indicando a chi si era rivolto, in quale giorno e quale risposta aveva ricevuto. Il confronto con il diario infermieristico consente poi di collocare queste informazioni nella sequenza dei fatti.

Cos'è un'infezione contratta dopo l'intervento e quando si parla di responsabilità?

Per infezione correlata all'assistenza si intende un'infezione che non era presente, né in incubazione, al momento del ricovero e che si manifesta durante la degenza o dopo le dimissioni. Dopo un intervento chirurgico può interessare la ferita, gli organi vicini alla sede dell'operazione, le vie respiratorie, le vie urinarie o il circolo sanguigno.

Il fenomeno è oggetto di sorveglianza a livello nazionale. Secondo i dati pubblicati dall'Istituto Superiore di Sanità sull'indagine europea di prevalenza condotta nel novembre 2022 in 325 ospedali italiani per acuti, la prevalenza media dei pazienti con un'infezione correlata all'assistenza era pari all'8,8%.

Le infezioni del sito chirurgico rappresentavano il 10,5% del totale. Non tutte sono evitabili e il dato complessivo non consente conclusioni sul singolo caso, ma conferma che la prevenzione delle infezioni rappresenta un obbligo organizzativo di ogni struttura, da documentare con protocolli, responsabili designati e controlli.

La diagnosi di un'infezione, da sola, non significa che durante il ricovero sia stato commesso un errore. Alcune infezioni si sviluppano anche quando la prevenzione è stata applicata correttamente, e un'evoluzione sfavorevole può dipendere dalle condizioni generali del paziente.

Il dubbio di una possibile responsabilità sanitaria sorge quando dalla documentazione emerge che le misure di prevenzione non sono state applicate, oppure che i segnali dell'infezione erano presenti e avrebbero richiesto una valutazione o un intervento diversi.

Nei casi di decesso successivo a un intervento chirurgico, gli aspetti da verificare sono soprattutto quattro:

  • Se la prevenzione prima e durante l'intervento è documentata. Si verifica se la profilassi antibiotica, quando indicata, sia stata somministrata nei tempi previsti e se la cartella riporti la preparazione del paziente e le procedure seguite in sala operatoria.
  • Quando sono comparsi i primi segni dell'infezione. La grafica dei parametri vitali e il diario infermieristico consentono di ricostruire, giorno per giorno, l'andamento della temperatura, della pressione arteriosa e delle condizioni della ferita. Un riconoscimento tardivo può configurare un ritardo diagnostico postoperatorio.
  • Se e quando sono stati richiesti esami e consulenze. Si accerta se siano stati eseguiti esami colturali, se sia stato richiesto il parere di un infettivologo e quanto tempo sia trascorso dalla comparsa dei primi sintomi. Gli esami identificano anche il germe responsabile, come nelle infezioni da stafilococco o da Klebsiella pneumoniae.
  • Come è stata impostata la terapia. Si valuta se la terapia antibiotica sia stata avviata tempestivamente e adeguata agli esiti degli esami, e se l'eventuale peggioramento abbia portato a un trasferimento o a un nuovo intervento.

Nei casi più gravi l'infezione può evolvere in sepsi, una reazione dell'organismo che compromette la funzione di più organi. Per questo i tempi assumono particolare rilievo: la documentazione permette di stabilire quanto tempo sia trascorso tra i primi segnali e le decisioni cliniche adottate.

Per stabilire se questi aspetti abbiano inciso sull'esito, un singolo dato non è sufficiente: occorre ricostruire l'intero decorso clinico, dal giorno dell'intervento a quello del decesso, come mostra l'analisi di un decesso per infezione ospedaliera dopo una protesi all'anca.

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Cosa viene verificato nella cartella clinica

Per capire se la gestione del ricovero sia stata corretta, la documentazione viene confrontata con le linee guida e le buone pratiche applicabili al momento dei fatti, compresi i protocolli di prevenzione adottati dalla struttura. Tra gli elementi da controllare ci sono:

  • la scheda della profilassi antibiotica e l'orario di somministrazione rispetto all'intervento;
  • i registri di sanificazione degli ambienti e di sterilizzazione dello strumentario relativi al periodo del ricovero;
  • la grafica dei parametri vitali e il diario infermieristico, per ricostruire quando sono comparsi i primi segni dell'infezione;
  • le richieste e gli esiti degli esami colturali, insieme alle consulenze specialistiche e alle variazioni della terapia.

Questi elementi, presi singolarmente, non dimostrano automaticamente un errore. Servono però a ricostruire se i segnali presenti durante il ricovero siano stati riconosciuti e gestiti nei tempi e nei modi previsti.

Corridoio di un reparto di chirurgia con carrello di medicazione, dove si svolge la sorveglianza dopo l'intervento

Chi deve dimostrare cosa in caso di infezione ospedaliera?

Per ottenere un risarcimento occorre ricostruire che cosa sia accaduto durante il ricovero, quale danno ne sia derivato e se tra i due esista un collegamento. Nelle infezioni contratte in ospedale questa ricostruzione segue regole precise in materia di onere della prova.

La Legge 24/2017, nota come Legge Gelli-Bianco, qualifica come contrattuale la responsabilità della struttura sanitaria, mentre quella del medico dipendente è di regola extracontrattuale. Per questo la richiesta viene generalmente rivolta alla struttura, come spiegato nella guida su chi denunciare tra ospedale e medico.

Nei confronti della struttura si applica l'art. 1218 del codice civile, che disciplina la responsabilità contrattuale: chi agisce deve provare il ricovero, il danno e il collegamento con le cure ricevute, mentre spetta alla struttura dimostrare di aver adempiuto correttamente.

Con la sentenza n. 6386 del 3 marzo 2023, la Corte di Cassazione ha precisato che cosa debba dimostrare la struttura in caso di infezione ospedaliera. Secondo la Corte, un richiamo generico ai protocolli può non essere sufficiente: è necessario documentarne l'adozione e l'effettiva applicazione.

Tra gli ambiti indicati rientrano la sanificazione degli ambienti, la sterilizzazione, la gestione della biancheria, lo smaltimento dei rifiuti e la sorveglianza microbiologica. Il tema è approfondito nella guida alle indicazioni della Cassazione sulle infezioni ospedaliere.

La stessa sentenza richiama inoltre i criteri per valutare l'origine dell'infezione: il tempo trascorso tra l'intervento e la comparsa dei sintomi, la sede dell'infezione rispetto al sito operatorio e le misure di prevenzione richieste da quel tipo di infezione.

Ai familiari spetta quindi, in primo luogo, documentare il ricovero, l'infezione e il decesso, indicando gli aspetti in cui la gestione del reparto appare discostarsi dagli standard. Il confronto sui protocolli si svolge poi sulla documentazione che la struttura è tenuta a produrre.

Resta da accertare il nesso di causalità. Non è sufficiente, per esempio, rilevare che la terapia antibiotica sia stata avviata con alcuni giorni di ritardo: occorre verificare anche se quel ritardo abbia consentito all'infezione di estendersi e se ciò possa spiegare il peggioramento che ha condotto al decesso.

Nel processo civile questo collegamento si valuta secondo il criterio del più probabile che non. Se la controversia arriva in giudizio, il giudice nomina più CTU, che esaminano la documentazione in forma collegiale. Il loro ruolo è illustrato nella pagina dedicata ai consulenti tecnici d'ufficio.

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I tre elementi che la perizia deve ricostruire

  • L'origine dell'infezione. Tempi di comparsa dei sintomi, sede rispetto alla zona operata ed esiti degli esami colturali.
  • La condotta della struttura. Prevenzione documentata, tempi della diagnosi, scelta e adeguamento della terapia.
  • Il collegamento con il decesso. Se una gestione diversa avrebbe potuto, con buona probabilità, cambiare l'esito.

Se anche uno solo di questi elementi manca, la richiesta difficilmente può essere sostenuta sul piano medico-legale.

Come si difende la struttura

Le strutture sanitarie e le compagnie assicurative possono sostenere che l'infezione rappresentasse un rischio inevitabile dell'intervento. Le argomentazioni più ricorrenti sono quattro e ciascuna va verificata alla luce della documentazione del ricovero.

Cosa sostiene la strutturaCosa mostra la documentazione
«Era una complicanza possibile, indicata nel consenso informato»Il consenso informa del rischio, ma non riguarda le modalità con cui l'infezione è stata prevenuta, riconosciuta e trattata, che si verificano sulla cartella e sulle schede di terapia.
«L'infezione è stata causata da germi della paziente stessa»L'origine endogena va dimostrata dalla struttura con esami colturali e prevenzione documentata. Tempi di insorgenza e sede dell'infezione si confrontano con i criteri indicati dalla Cassazione.
«La paziente era anziana e aveva altre patologie»Le condizioni preesistenti aumentano il rischio e rendono più importante la sorveglianza dopo l'intervento. La grafica dei parametri mostra se i segnali sono stati intercettati.
«Sono stati applicati tutti i protocolli previsti»L'applicazione si documenta con registri di sanificazione e sterilizzazione, schede di profilassi e orari effettivi. Una dichiarazione generica può non essere sufficiente.

In questi procedimenti la struttura è chiamata a produrre i propri protocolli e i registri che ne attestano l'applicazione. L'assenza di tali documenti, o la loro riferibilità a un periodo diverso da quello del ricovero, viene valutata dai consulenti insieme agli altri elementi del caso.

La valutazione di queste argomentazioni richiede competenze sia mediche sia giuridiche: medici legali e specialisti in grado di interpretare esami colturali, terapie e diario clinico, affiancati da avvocati con esperienza nel contenzioso sanitario.

Ti è stato detto che l'infezione era inevitabile? Verifichiamo gratuitamente la documentazione e, se ci sono i presupposti, ti assistiamo nella richiesta di risarcimento.

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Come si calcola il risarcimento?

Quando il decesso è conseguenza di un'infezione contratta in ospedale, nello stesso procedimento possono coesistere domande diverse. I familiari possono agire in nome proprio per la perdita del rapporto con il congiunto e, in qualità di eredi, per i danni che la vittima aveva subito prima del decesso.

La quantificazione tiene conto delle tabelle di liquidazione applicabili e delle caratteristiche del caso concreto, tra cui il rapporto con la persona scomparsa, la convivenza, l'età dei familiari e il tempo trascorso tra l'aggravamento e il decesso. I criteri sono approfonditi nella guida al risarcimento dei familiari per morte da malasanità.

Per il danno da perdita del rapporto parentale assume particolare rilievo l'intensità del legame: la frequenza dei rapporti, l'eventuale convivenza, il ruolo della persona scomparsa nell'assistenza a nipoti o a familiari non autosufficienti. Si tratta di elementi che è opportuno documentare con certificazioni e testimonianze.

Voce di dannoCosa comprende
Danno da perdita del rapporto parentaleLa sofferenza e il cambiamento della vita dei familiari più stretti, valutati in base al legame, alla convivenza e all'età.
Danno subito dalla vittima prima del decessoLa sofferenza fisica e psicologica patita tra l'aggravamento e la morte, che si trasmette agli eredi.
Danno patrimonialeLe spese mediche e funerarie sostenute e la perdita del contributo economico che la persona garantiva alla famiglia.
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Entro quanto tempo si può agire

  • 5 anni per il danno da perdita del rapporto parentale, che i familiari fanno valere in nome proprio come azione extracontrattuale.
  • 10 anni per i danni maturati in capo alla vittima e fatti valere dagli eredi come azione contrattuale verso la struttura, ai sensi dell'art. 1218 c.c.
  • Per i minori i termini restano sospesi fino al compimento dei 18 anni: chi ha subito un danno da bambino può quindi agire in proprio fino ai 28 anni.

Quando tra i familiari ci sono figli minorenni, la posizione di ciascuno va valutata caso per caso.

Anche la decorrenza dei termini può variare, per esempio quando l'origine ospedaliera dell'infezione emerge solo dopo il decesso. Il tema è approfondito nella guida sui tempi per denunciare un medico.

Per le stesse ragioni è opportuno conservare fin da subito le ricevute delle spese e ogni documento che attesti il contributo della persona scomparsa alla vita familiare, anche sul piano economico.

Chi ti affianca nella richiesta di risarcimento

Nei casi di infezione ospedaliera la documentazione è ampia e di natura tecnica: diario infermieristico, grafiche dei parametri, esiti microbiologici, schede di terapia. La sua analisi richiede medici legali affiancati da specialisti della disciplina coinvolta, come infettivologi e chirurghi, oltre ad avvocati esperti di contenzioso sanitario.

Un professionista che si occupa di questa materia solo occasionalmente può incontrare difficoltà nel confronto con i consulenti della struttura e della compagnia assicurativa. Per questo, nello studio, avvocati e medici legali seguono il caso congiuntamente, dalla prima lettura della cartella clinica fino alla definizione del risarcimento.

Aiuto Malasanità si occupa esclusivamente di responsabilità sanitaria da quindici anni e assiste le famiglie in ogni fase della richiesta, dalla valutazione iniziale alla liquidazione delle somme. Il 96% dei clienti si dichiara soddisfatto, come attestano le recensioni di chi ha concluso il percorso.

Lo studio ha ricevuto l'Encomio Solenne CUIRIF, che certifica Aiuto Malasanità come i migliori avvocati per malasanità in Italia. Tra gli ambiti seguiti con maggiore continuità rientrano le infezioni nosocomiali, insieme ai danni da parto e agli errori chirurgici.

Il metodo senza anticipi

Il percorso non prevede anticipi a carico della famiglia. L'analisi di fattibilità è gratuita, i costi delle perizie medico-legali e le spese di giudizio sono sostenuti dallo studio e il compenso è calcolato esclusivamente sul risarcimento ottenuto. Le singole fasi sono descritte nella pagina sul metodo di lavoro.

La strategia viene definita caso per caso. Quando sussistono i presupposti per un accordo congruo con la compagnia assicurativa, anche attraverso l'Accertamento Tecnico Preventivo, si persegue la via stragiudiziale; se l'offerta non è congrua o risulta al ribasso, si promuove il giudizio ordinario per ottenere il risarcimento integrale.

In ogni caso il rischio economico e processuale resta al 100% a carico dello studio. Il percorso si articola in cinque fasi, illustrate anche nella guida alla procedura legale in caso di malasanità.

  1. 1

    Consulenza gratuita e analisi del caso

    Ci descrivi quanto accaduto durante il ricovero e ci invii la documentazione disponibile: valutiamo se il caso meriti un approfondimento tecnico.

    Gratuita e senza impegno
  2. 2

    Raccolta della documentazione clinica

    Recuperiamo cartella clinica integrale, diario infermieristico, grafica dei parametri, esiti degli esami colturali, schede di terapia ed eventuale referto del riscontro diagnostico.

  3. 3

    Valutazione medico-legale indipendente

    Il medico legale e gli specialisti ricostruiscono il decorso e quantificano le voci di danno secondo le Tabelle di Milano, le Tabelle di Roma e la Tabella Unica Nazionale, per quanto applicabili.

  4. 4

    Strategia legale su misura

    Quando ci sono i presupposti per un accordo congruo e rapido con l'assicurazione o tramite Accertamento Tecnico Preventivo, perseguiamo la via stragiudiziale. Se l'offerta non è congrua o la responsabilità non viene riconosciuta, promuoviamo il giudizio ordinario.

  5. 5

    Risarcimento ottenuto

    Assistiamo i familiari fino alla liquidazione delle somme riconosciute. Il compenso dello studio è calcolato esclusivamente sul risarcimento ottenuto.

    Nessun anticipo di spese

Casi reali seguiti da Aiuto Malasanità

I due casi che seguono riguardano infezioni insorte dopo interventi chirurgici in due ospedali pubblici, a Milano e a Torino. In entrambi la struttura aveva attribuito il decesso a una complicanza imprevedibile. Ulteriori esempi sono raccolti nella pagina dei casi studio.

I due procedimenti mostrano anche come i tempi possano variare sensibilmente. A Milano la causa si è conclusa con sentenza dopo 36 mesi; a Torino, dove la responsabilità era già emersa in sede peritale, il risarcimento è stato ottenuto in 18 mesi. In entrambi i casi l'analisi è partita dalla ricostruzione del decorso post-operatorio.

Infezione ospedaliera

Milano, infezione dopo la sostituzione di una valvola cardiaca

Il Sig. Carlo, 63 anni, viene operato in un ospedale pubblico di Milano per la sostituzione di una valvola cardiaca. L'intervento riesce, ma poche ore dopo compaiono i sintomi di una grave infezione ospedaliera, che non viene diagnosticata né trattata tempestivamente. La fascite necrotizzante viene accertata solo nelle ultime ore di vita.

La struttura attribuisce il decesso a complicanze imprevedibili. Il team ricostruisce il decorso post-operatorio con consulenti di parte specialisti in infettivologia e cardiochirurgia e si confronta con i CTU designati dal giudice. Il tribunale riconosce la piena responsabilità della struttura per la gestione post-operatoria e il mancato rispetto delle norme igienico-sanitarie.

«Giustizia è stata fatta per la moglie e i due figli del Sig. Carlo, che hanno finalmente ottenuto il riconoscimento delle responsabilità e un risarcimento adeguato.»

Infezione ospedaliera

Torino, infezione dopo un intervento addominale

Un paziente viene sottoposto a un intervento chirurgico addominale in un ospedale pubblico di Torino. Nei giorni successivi compaiono i sintomi di una grave infezione post-operatoria, gestita senza la tempestività necessaria, e il quadro clinico peggiora fino al decesso.

La struttura parla di decorso imprevedibile e inevitabile. Il team analizza cartelle cliniche e protocolli di sanificazione del reparto e partecipa alle operazioni peritali. In sede peritale viene riconosciuta la responsabilità della struttura e, su proposta dei CTU, struttura, azienda sanitaria e compagnia assicurativa accettano una conciliazione.

«Struttura, azienda sanitaria e assicurazione non hanno potuto fare altro che accettare la proposta conciliativa formulata dai CTU, riconoscendo le proprie responsabilità.»

Fascicolo di documentazione clinica su una scrivania durante l'analisi medico-legale di un caso di infezione ospedaliera

Conclusione

Un'infezione contratta dopo un intervento può verificarsi anche in presenza di una prevenzione corretta. Quando però la documentazione evidenzia misure di prevenzione non applicate, segnali non riconosciuti o una terapia avviata in ritardo, la struttura può essere chiamata a rispondere del decesso.

Per questo è importante raccogliere e verificare la documentazione il prima possibile, con il supporto di professionisti esperti in responsabilità sanitaria. Aiuto Malasanità affianca le famiglie in ogni fase della richiesta di risarcimento, dalla valutazione iniziale alla liquidazione delle somme, con:

  • Quindici anni di attività esclusiva nella responsabilità sanitaria, dal 2011.
  • Tasso di successo superiore al 94% sui casi che lo studio decide di portare avanti.
  • 96% di clienti soddisfatti tra chi ha già concluso il percorso.
  • Encomio Solenne CUIRIF, ricevuto per l'attività in materia di malasanità.
  • Nessun anticipo di spese, con il compenso calcolato solo sul risarcimento ottenuto.
  • Team medico-legale interno, con avvocati e medici legali sullo stesso fascicolo.

Per un quadro più ampio sulle voci di danno e sui criteri di quantificazione puoi consultare la pagina sul risarcimento per malasanità. Il team è inoltre disponibile per una prima valutazione gratuita del caso e per assistere la famiglia nell'eventuale richiesta di risarcimento.

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Hai il diritto di capire cosa è successo durante quel ricovero

Puoi inviarci la cartella clinica e la documentazione del ricovero. Il team medico-legale verifica se esistono i presupposti per chiedere un risarcimento e, in caso positivo, ti assiste in tutte le fasi della richiesta, senza anticipi di spese. La prima valutazione è gratuita.

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Domande frequenti sull'infezione contratta dopo l'intervento

Dieci risposte alle domande che le famiglie ci pongono più spesso

Dipende dal tipo di azione. Per il danno da perdita del rapporto parentale, che i familiari fanno valere in nome proprio, il termine è di 5 anni. Per i danni subiti dalla vittima e trasmessi agli eredi, fatti valere verso la struttura, il termine è di 10 anni. La decorrenza va verificata caso per caso.

No. Il consenso informa il paziente del rischio di infezione, ma non esonera la struttura dall'obbligo di prevenirla, riconoscerla e trattarla secondo gli standard previsti. Sono questi gli aspetti che si verificano sulla documentazione.

Sì, è possibile far valutare il caso e, se ci sono i presupposti, chiedere il risarcimento. Il fatto che un'infezione fosse possibile non esclude automaticamente una responsabilità: nelle infezioni ospedaliere spetta alla struttura dimostrare di aver adottato e applicato le misure di prevenzione. Il primo passo è l'analisi della cartella clinica.

Si può chiedere l'integrazione delle parti mancanti. Secondo la giurisprudenza, le lacune della cartella in genere non possono andare a svantaggio del paziente e dei familiari, e vengono valutate nella ricostruzione dei fatti.

Si confrontano i tempi di comparsa dei sintomi, la sede dell'infezione rispetto alla zona operata e le misure di prevenzione documentate. Sono i criteri richiamati dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 6386 del 2023, valutati con il criterio del più probabile che non.

In genere si agisce nei confronti della struttura sanitaria e della sua compagnia assicurativa. La Legge Gelli-Bianco qualifica come contrattuale la responsabilità della struttura, con regole di prova e termini più favorevoli per chi agisce.

Dipende dal caso e dal tribunale. Nei due casi di infezione citati in questo articolo il percorso è durato 36 mesi a Milano e 18 mesi a Torino. Non è possibile indicare in anticipo una durata precisa.

No, valutiamo la strategia migliore caso per caso. Quando ci sono i presupposti per un accordo congruo e rapido con l'assicurazione o tramite Accertamento Tecnico Preventivo (ATP), perseguiamo la via stragiudiziale; se la struttura non riconosce le proprie responsabilità o propone offerte al ribasso, promuoviamo il giudizio ordinario con i nostri consulenti di vertice per pretendere il risarcimento integrale. In ogni caso, l'intero rischio economico e processuale rimane al 100% a nostro carico.

La prima valutazione è gratuita e senza impegno. Non chiediamo anticipi: perizie e spese di giudizio restano a nostro carico e il compenso si calcola solo sul risarcimento ottenuto. Puoi chiamare il Numero Verde 800 100 222, dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 19:30.

Sono utili la cartella clinica con il diario infermieristico, gli esiti degli esami colturali, il consenso informato, il certificato di morte e l'eventuale referto del riscontro diagnostico. Se hai solo una parte dei documenti, è comunque possibile iniziare la valutazione.

Author

  • Dott. Prof. De Luca

    Il Prof. Paolo De Luca è Specialista in Medicina Legale delle Assicurazioni e ha maturato una lunga esperienza accademica e consulenziale nel campo della responsabilità professionale medica.

    Già docente presso l'Università "La Sapienza" di Roma, è oggi un punto di riferimento autorevole per l'analisi medico-legale dei casi di malasanità.

    La sua competenza scientifica e il suo approccio rigoroso rappresentano una garanzia di affidabilità nella valutazione tecnica dei casi seguiti da Aiuto Malasanità.

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