Diagnosi sbagliata tumore: asportano polmone, ma era bronchite

Diagnosi sbagliata tumore

Diagnosi sbagliata tumore: via un polmone, ma era solo bronchite

Diagnosi sbagliata tumore, maggio 2016_ Il caso in oggetto riguarda un’insegnante di Cervia in pensione, oggi 77enne, che si è vista asportare il polmone sinistro dopo la diagnosi di tumore maligno. Invece il tumore non solo non era maligno, ma non c’era addirittura alcun tumore! Fatto sta che la diagnosi errata le è costata un organo importante come il polmone, che le è stato asportato completamente.

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Com’è andata la vicenda?

La donna, nella fine dell’anno 2012, inizia ad accusare alcuni disturbi, come dolore e affaticamento marcato. Così si sottopone ai primi controlli radiografici, che innescano altri controlli. A giugno 2013 viene sottoposta ad analisi più approfondite e ad accertamenti ad alta risoluzione, che mettono in evidenza la presenza di una massa nel polmone sinistro, un nodulo. Da una nuova verifica presso l’ospedale di Ravenna emerge che quel nodulo sta crescendo e che presenta profili irregolari. Seguono visite specialistiche al termine delle quali la signora viene ricoverata nella clinica convenzionata Maria Cecilia Hospital di Cotignola, il 21 agosto 2013.
I medici non hanno dubbi: quella massa va rimossa. Così il giorno dopo viene eseguito l’intervento. Ma a lasciare sconvolti tutti sarà l’esito dell’esame istologico: quando il nodulo fu inviato all’ospedale di Ravenna per l’esame specifico (istologico intraoperatorio) venne diagnosticato un pericolosissimo adenocarcinoma, ovvero un tumore del polmone particolarmente aggressivo. Con un tumore del genere la probabilità di sopravvivenza media ai 5 anni è inferiore al 15%. Davanti a una diagnosi tanto preoccupante i chirurghi di Cotignola decisero di ampliare la rimozione. E, anche alla luce di alcune criticità, decisero di rimuovere il polmone.
L’operazione venne eseguita e la donna dopo una settimana di ricovero fu dimessa. Le fu indicato di osservare il riposo e di recarsi di frequente al reparto di chirurgia toracica di Ravenna per eseguire dei controlli.

Una bronchite scambiata per un tumore maligno?

Nulla lasciava immaginare che il 6 settembre alla donna venisse data una notizia tanto sconvolgente: durante un controllo di routine l’ex insegnante venne informata del fatto che il tumore non c’era e non c’era mai stato. Nessuna traccia di tumore nel referto dell’istologico definitivo, che riferì invece si trattasse di bronchite obliterante cronica (o Boop), malattia infiammatoria del polmone.
Dopo un primo senso di gioia e felicità però subentrò a la rabbia: il polmone era sano, e non andava asportato.

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Così la donna chiese il consulto di un medico legale, che non ebbe dubbi su come andarono i fatti e su chi e cosa dovevano ricadere le colpe: «All’errore diagnostico intraoperatorio compiuto dagli anatomopatologi che hanno armato la mano del chirurgo. E la responsabilità dell’asportazione del polmone sinistro è ascrivibile a questa errata diagnosi eseguita sul nodulo asportato durante l’intervento. […] Prima di emettere una diagnosi secca di adenocarcinoma, occorre avere elementi certi; altrimenti a scopo prudenziale si può anche usare una terminologia probabilistica» che indurrebbe il chirurgo a soppesare ed eventualmente ad astenersi». Per il medico quindi ci si è trovati difronte a un «danno evitabile per intero» che ha prodotto un danno biologico permanente quantificato nel 35-40%.

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Dopo questo parere, che non lasciava spazio a dubbi, la donna e i suoi legali citarono l’AUSL Romangna, ma anche l’anatomopatologa che aveva formulato la diagnosi di adenocarcinoma. Venne chiesto al giudice civile Alessandra Medi di nominare un proprio esperto per chiarire l’accaduto e quantificare il danno, ma anche per tentare di ricomporre la lite nell’ambito di una fase che viene definita di accertamento tecnico preventivo.

 

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Sia l’anatomopatologa (rappresenta dall’avvocato Lucia Casadio) che l’AUSL Romagna (rappresentata dall’avvocato Alberto Gamberini) si costituirono subito per chiedere che la richiesta dell’insegnante venisse rigettata in quanto, secondo loro, chi asportò il polmone lo avrebbe fatto rispettando tutte le linee guida e comunque nell’ambito di una situazione complicata che «poneva forti sospetti di tumore».

Ma qualcosa ci dice che il risarcimento danni alla donna sarà esemplare.

 

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Non dovrai mai pagare alcun costo se prima non otterrai il risarcimento: anche le visite specialistiche saranno a nostro carico.

 

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