Idrocefalo neonatale come conseguenza di malasanità da parto

Idrocefalo neonatale

L’idrocefalo può essere congenito o acquisito a qualunque età, anche in fase di parto qualora ci si riferisce all’idrocefalo neonatale.

Si definisce idrocefalia (o idrocefalo) una condizione in cui si verifica un eccesso di fluido cerebrospinale (CSF, o liquido cefalo rachidiano) a livello cerebrale, per l’esattezza a livello dei ventricoli cerebrali.

Il cervello, in situazioni di normalità, riesce a produrre e a riassorbire il liquido cefalo rachidiano, grazie a un sistema idraulico fisiologico.

Il nostro cervello produce questo liquido per dei motivi molto importanti:

  • Funge da “cuscinetto” e assorbe eventuali cambiamenti di pressioni o di forza esercitati sulla scatola cranica;
  • Compensa i cambiamenti di pressione sanguigna;
  • Nutre e rimuove i prodotti di scarto del cervello.

Quindi la presenza e il riassorbimento del liquido cefalo rachidiano è importantissima, ma diventa pericolosissimo quando si verificano blocchi nella sua circolazione o nel suo assorbimento, perché si verifica un accumulo dello stesso a livello ventricolare con conseguente idrocefalo.

Quando si verifica però l’accumulo di questo liquido, i ventricoli, ovvero le strutture dove si raccoglie questo liquido, si allargano, determinando un aumento della pressione all’interno della scatola cranica e sui tessuti cerebrali che può causare danni al cervello stesso e, nei casi più gravi, la morte.

Per questo è di vitale importanza che la situazione venga immediatamente e opportunamente trattata.

Idrocefalo neonatale come conseguenza di errata manovra da parto (ventosa)

Quando l’idrocefalia riguarda un neonato di pochi mesi o un bambino è visibile ad occhio nudo perché la testa appare “allargata” (fontanella allargata, fronte dilatata, aumento della circonferenza del cranio), perché l’accumulo di liquido causa un rigonfiamento dei tessuti circostanti.

L’idrocefalo può insorgere prima della nascita o in qualsiasi momento successivo. Può essere dovuto a molte cause, tra cui errate manovre da parto, soprattutto l’utilizzo della ventosa, lesioni traumatiche alla testa del neonato e privazione di ossigeno, emorragia cerebrale, infezione, meningite , tumore o trauma cranico. Come per gli adulti, la maggior parte delle forme di idrocefalo sono il risultato del flusso di liquido cerebrospinale ostruito nel sistema ventricolare. 

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Idrocefalo neonatale: fattori di rischio

Il periodo intorno al momento della nascita è il più significativo nella prevenzione dell’idrocefalia. Di seguito sono elencate le situazioni di rischio da tenere monitorate al fine di prevenire l’idrocefalo:

  • Disproporzione cefalopelvica: la testa o il corpo del bambino non possono passare attraverso il canale del parto (perché la madre ha un bacino stretto o perché la circonferenza cranica del bambino è superiore alla misura del bacino materno)
  • Macrosomia ( bambino di peso uguale o maggiore a 4 chilogrammi)
  • Posizione del bambino sfavorevole al parto vaginale
  • Problemi con il cordone ombelicale
  • Oligoidramnios (poco liquido amniotico)
  • Problemi che interessano la placenta, come distacco della placenta o placenta previa
  • Preeclampsia
  • Utero danneggiato
  • Infezioni nella madre, come la sifilide, il citomegalovirus (CMV) e streptococco
  • Spina bifida
  • Utilizzo di forcipe ma soprattutto di ventosa , che possono causare traumi alla testa ed emorragie cerebrali

Per questo andrebbero effettuati attenti monitoraggi sulla madre e sul bambino durante la gravidanza, così da riconoscere eventuali situazioni che potrebbero portare a situazioni di rischio nel momento della nascita.

Occorre prevenire le infezioni, ma anche situazioni che potrebbero causare traumi o mancanza di ossigeno nel bambino. Inoltre, in presenza di fattori di rischio, andrebbero svolte delle indagini prenatali, soprattutto una misurazione dei ventricoli cerebrali che non devono superare i 10 mm, attraverso l’ecografia.

Idrocefalo neonatale e prevenzione

Per prevenire l’idrocefalia il medico dovrebbe fare quanto segue prima e durante la nascita, in presenza di due o più fattori di rischio:

  • somministrare steroidi e magnesio solfato alla madre se c’è il sospetto che il bambino sarà prematuro
  • trasferire la madre in una struttura adeguata e con una TIN di III livello prima che il bambino nasca
  • evitare il travaglio
  • attendere almeno 30 secondi prima del taglio del cordone ombelicale.
  • somministrare la vitamina K a tutti i neonati per prevenire emorragie cerebrali e altri problemi.

Anche dopo la nascita, in caso di dubbi, andrebbe eseguita un’ecografia e, ove necessario, anche una TAC, una risonanza, l’angiografia o l’elettroencefalogramma.

Se ci si rende conto di essere di fronte all’idrocefalia è indispensabile intervenire immediatamente, perché più a lungo la condizione viene lasciata senza trattamento, più aumenta il rischio che la lesione encefalica si aggravi.

La mancata osservanza delle linee guida per la cura delle condizioni che possono causare l’idrocefalo configura un’ipotesi di negligenza. Se questa negligenza causa lesioni permanenti al neonato, lo staff medico e la struttura ospedaliera saranno tenuti a risarcire il danno subito dal bambino e dalla sua famiglia.

Idrocefalo neonatale e risarcimento danni

Al soggetto che a causa di negligenza medica abbia subito una lesione cerebrale di tipo permanente dovuta ad idrocefalo, saranno risarcibili i seguenti danni:

  • Danno alla salute: i bambini che hanno subito lesioni cerebrali permanenti hanno gradi di invalidità elevatissimi, e quindi il danno avrà spesso un importo vicino o pari al massimo liquidabile in base alle tabelle sul risarcimento del danno
  • Danno da perdita della capacità di produrre reddito: il bambino da adulto, avendo un alto grado di invalidità, non potrà lavorare e quindi produrre reddito, e quindi l’importo del danno sarà pari alla retribuzione che il soggetto avrebbe potuto percepire nel corso della sua vita lavorativa se non fosse stato affetto dalla lesione
  • Danno relativo alle spese mediche sostenute e da sostenere: alla famiglia del bambino dovranno essere risarcite le spese mediche sostenute (relative a servizi non usufruibili presso il Sistema Sanitario Nazionale) ed anticipate le spese future per le cure e l’assistenza.

Conclusioni

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