Risarcimento epatite c da trasfusione: 400mila € per contagio dopo intervento

risarcimento epatite C

Risarcimento epatite C da trasfusione, contagio dopo intervento: 400mila euro di risarcimento danni alla vittima.

Se sei approdato su questo articolo dopo aver cercato su Google “Risarcimento epatite C da trasfusione”, sei nel post giusto. Attraverso i racconti di sentenze risarcimento danni da epatite C ti dimostreremo com’è possibile ottenere un indennizzo, e di come i tempi prescrizione, nel caso di trasmissione di epatite C, seguano un corso diverso.

Tra gli anni ’70 e ’90 si è registrato il boom di contagio epatite C, sia da trasfusione che da “ferri sporchi”: infatti sono ben 7000 le persone contagiate in quel ventennio e ancora in attesa di risarcimento danni.

 

 

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Sentenze risarcimento danni epatite C

Una delle sentenze più recenti e “rumorose” di risarcimento danni per contagio di epatite C da sangue infetto è quella della signora Franca Recalcati, che a causa di una trasmissione di sangue infetto contrasse la malattia. La vittima ha denunciato il  Ministero della Salute e ha vinto, e il giudice della Decima Sezione Civile di Milano, Giorgio Alcioni, ha accolto in primo grado l’istanza della paziente e condannato il dicastero ad un risarcimento danni morali e materiali paria a 400 mila euro, nonché altri 12.400 euro per le spese di giudizio.

L’epatite C è una malattia causata dal virus HCV, che si trasmette mediante il contatto diretto con sangue infetto. Ecco perché il rischio di contagio di epatite C è particolarmente elevato per le persone sottoposte a trasfusione di sangue (per quanto sia assurdo che possa accadere), ma anche per gli operatori sanitari esposti a sangue infetto, o per chi fa piercing e tatuaggi con attrezzi non sterili. I sintomi più frequenti sono affaticamento, ittero, dolore nelle zone del fegato, nausea, dolori alle articolazioni, inappetenza, vomito, febbre.

Ma le complicazioni da trasmissione di epatite C sono importanti, come il rischio di sviluppare la cirrosi epatica fino al cancro al fegato. Ecco perché le persone affette da Epatite C devono evitare alcolici e farmaci che possano stressare il fegato, e sottoporsi a trattamenti adeguati e controlli periodici.

 

Il risarcimento epatite C da cifra record

La signora Recalcati non è purtroppo l’unica ad aver contratto una malattia a seguito del contatto con sangue infetto all’interno di una struttura sanitaria, in quanto, contando solo fino agli anni ’90, sono circa 120 mila le persone con storie simili. Tra AIDS ed epatite sono oltre 3600 le persone decedute per via di mancati controlli sul plasma e sui farmaci emoderivati.

E la cosa sconvolgente è che solo una piccola percentuale di vittime vede, o ha visto, pagare il proprio risarcimento danni, in quanto a volte arriva, se arriva, quando il paziente è già deceduto. Il Corriere della Sera ha riportato la storia di un paziente che, ricoverato nel 1977 all’ospedale San Giuseppe di Marino, in provincia di Roma, dopo un incidente stradale, venne emotrasfuso, e da lì iniziò un calvario. Dopo aver contratto l’epatite C cronica sviluppò un linfoma maligno non sconfitto dalla chemioterapia, con conseguente sindrome depressivo-ansiosa grave. Il risarcimento è arrivato dopo 37 anni, a febbraio 2014: un milione e 403 mila euro, quando ormai la vittima era già deceduta da decenni.

 Ma sono centinaia i casi in cui delle persone sane hanno contratto malattie come l’Aids e l’epatite C in seguito alla somministrazione di prodotti farmaceutici salvavita distribuiti dal Servizio Sanitario Nazionale e, come dicevamo prima, almeno 7000 sono ancora in attesa di risarcimento.

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Il boom del contagio epatite C tra gli anni settanta e novanta e la legge 210

In quegli anni circolò negli ospedali del sangue infetto non controllato dal Servizio Sanitario Nazionale, mietendo molte vittime, soprattutto emofilici e talassemici, visto il bisogno costante di trasfusioni, ma anche pazienti trasfusi dopo interventi chirurgici.

Così nel 1992 si è pensato di decretare la Legge 210, che ha riconosciuto ai contagiatiil diritto a un indennizzo, che prescinde dal risarcimento del danno in conseguenza del contagio. Si tratta di un assegno bimestrale, in genere tra i 500 e i 700 euro al mese, a seconda della gravità dei danni subiti. Le domande presentate per l’indennizzo sono oltre 120mila.

Ma come funzionano i tempi di prescrizione nel caso di contagio di epatite C a seguito di trasfusioni o interventi chirurgici? I tempi in questo caso si allungano, o meglio iniziano a decorrere dal momento in cui ci si accorge del danno subito. Per approfondire questo aspetto ti rimandiamo all’articolo “Responsabilità medica e prescrizione: entro quando sporgere denuncia per malasanità?

Secondo la Ministra Lorenzin, servono cento milioni.

Di certo lo stato si è ritrovato, e si ritrova, a dover sborsare delle cifre considerevoli, e la Lorenzin ha recentemente annunciato lo stanziamento di 100 milioni di euro (nella legge di stabilità) per far fronte ai risarcimenti ancora incompiuti, in favore dei danneggiate da emoderivati, trasfusioni e vaccinazioni.

“È necessario reperire ulteriori risorse per garantire il pagamento degli arretrati agli aventi diritto – aveva sdichiarato Beatrice Lorenzin. Il Ministero della Salute ha stimato in circa 100 milioni di euro tale nuova esigenza finanziaria e intende avviare un’iniziativa necessaria affinché in tale legge sia introdotta una specifica disposizione idonea a garantire l’esecuzione della sentenza della Corte europea. Infatti l’Italia era stata condannata dalla Corte dei diritti umani di Strasburgo a pagare la rivalutazione dell’indennità percepita per la contaminazione subita attraverso trasfusioni di sangue o di somministrazione di derivati infetti.

 

Negli ospedali italiani non avviene più il contagio da epatite C né da HIV ormai da anni, ma se credi di aver subito una trasmissione del virus chiedi una consulenza gratuita per un’analisi dettagliata della tua specifica situazione.

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