Come Riconoscere i Segni di Sofferenza Fetale

Segni di Sofferenza Fetale

Accogliere una nuova vita è un viaggio straordinario, ma non privo di sfide. Nel mio percorso quarantennale come ginecologo presso l’ospedale San Filippo Neri a Roma, ho assistito a innumerevoli storie di nascite, ciascuna con la sua unicità. Esistono, però, momenti critici durante la gravidanza, il travaglio e il parto che richiedono un’attenzione speciale. Riconoscere i segni di possibile sofferenza fetale – un indicatore che il bambino potrebbe non stare ricevendo abbastanza ossigeno o nutrimento – è molto importante per la futura mamma. Questi segnali includono una riduzione dei movimenti fetali o anomalie nei test prenatali. A volte, l’intervento più sicuro è procedere con un parto cesareo per proteggere sia la madre sia il neonato. La mia esperienza mi ha insegnato l’importanza di un monitoraggio attento e di una comunicazione aperta tra medico e paziente.

Argomenti Trattati

  1. Sofferenza Fetale: Possibili Segni e come Riconoscerli
  2. Errori nella Diagnosi di Sofferenza Fetale
  3. FAQ sulla Sofferenza Fetale
  4. Conclusioni

1.Sofferenza Fetale: Possibili Segni e come Riconoscerli

La sofferenza fetale è una condizione in cui il feto sperimenta uno stato di stress, spesso dovuto a una ridotta disponibilità di ossigeno (ipossia) o a un ridotto afflusso di sangue (ischemia) durante la gravidanza o il travaglio di parto. Questo stato può portare a varie complicazioni per il neonato se non viene riconosciuto e trattato tempestivamente. La sofferenza fetale può essere acuta o cronica:

  • Sofferenza fetale acuta: si verifica rapidamente e spesso durante il travaglio di parto. Come indicato nelle Linee Guida AOGOI sulla Sofferenza Fetale Acuta e Paralisi Cerebrale, la sofferenza fetale acuta può essere causata da problemi come il distacco di placenta, il prolasso del cordone ombelicale, o contrazioni uterine molto forti e ravvicinate che riducono l’afflusso di ossigeno al feto. 
  • Sofferenza fetale cronica: si sviluppa gradualmente durante la gravidanza e può essere dovuta a condizioni come l’ipertensione materna, la preeclampsia, la crescita intrauterina ritardata o problemi placentari che impediscono un adeguato afflusso di sangue e nutrienti al feto.

I segni che possono indicare la presenza di sofferenza fetale includono alterazioni dei movimenti fetali percepiti dalla madre, anomalie nel battito cardiaco fetale (rilevate attraverso la cardiotocografia), e alterazioni nel liquido amniotico o nel flusso sanguigno (valutati tramite ultrasuoni Doppler). Ecco alcuni segni di sofferenza fetale e come riconoscerli:

  1. Variazione dei Movimenti Fetali: Il monitoraggio dei movimenti fetali è un aspetto fondamentale della gravidanza, offrendo alla futura mamma un’esperienza indimenticabile e rassicurante. Sentire il piccolo muoversi nel grembo materno non è solo emozionante, ma è anche un importante indicatore del suo benessere. Tuttavia, se noti una diminuzione o l’assenza dei movimenti del tuo bambino, è importante contattare immediatamente il tuo medico. È bene ricordare che i bambini hanno momenti di riposo all’interno dell’utero, ma una variazione significativa nella routine dei movimenti può essere un segno di allarme ed indicare un primo segnale di sofferenza fetale.
  2. Variazioni del battito cardiaco fetale: Rilevate tramite cardiotocografia (CTG), possono includere bradicardia (rallentamento del battito cardiaco), tachicardia (accelerazione del battito cardiaco), ridotta variabilità del battito cardiaco, e decelerazioni (riduzioni temporanee del battito cardiaco in risposta alle contrazioni uterine). Come ginecologo, vorrei sottolineare l’importanza di test non invasivi quali il Non Stress Test (NST) e il Profilo Biofisico (BPP). Questi esami forniscono dati preziosi sulla salute del tuo bambino. Il NST, ad esempio, utilizza fasce elastiche posizionate sull’addome per monitorare il battito cardiaco fetale in risposta ai suoi movimenti. Un risultato “reattivo” indica una normale accelerazione della frequenza cardiaca del bambino, un segnale positivo del suo stato di benessere.
  3. Alterazioni del Liquido Amniotico: Quantità anormalmente basse (oligoidramnios) o elevate (polidramnios) di liquido amniotico possono essere indicatori di sofferenza fetale. Il Profilo Biofisico combina il NST con un’ecografia per valutare ulteriori aspetti, come il volume del liquido amniotico tramite l’Indice di Liquido Amniotico (AFI). Un AFI normale si colloca tra 9 e 18 centimetri, indicando adeguate riserve di liquido amniotico, mentre valori inferiori possono suggerire problemi.
  4. Presenza di Meconio nel Liquido Amniotico: L’emissione di meconio (le prime feci del feto) nel liquido amniotico durante il travaglio o prima del parto può essere un segno di sofferenza fetale, soprattutto se il liquido amniotico diventa di colore verde scuro. Anche se, come ricordato nelle Linee Guida, la colorazione del liquido amniotico da sola non è un criterio sufficiente per la rapida estrazione del feto e va necessariamente integrata con altri parametri clinici e strumentali.
  5. Perdite di Sangue Vaginali: seppur possano verificarsi in modo lieve durante la gravidanza, richiedono sempre un’attenta valutazione. Queste possono essere il sintomo di condizioni serie come il distacco placentare, che potrebbe compromettere l’apporto di ossigeno al feto. È fondamentale che ogni segnale di questo tipo venga immediatamente comunicato al medico per effettuare le necessarie verifiche attraverso ecografia e monitoraggio del battito cardiaco fetale.
  6. Crampi Addominali: comuni durante la gravidanza a causa dell’espansione uterina, devono essere monitorati attentamente, soprattutto se accompagnati da dolore intenso o se si manifestano insieme a dolore alla schiena. Possono infatti essere un indicatore di distacco placentare o altre complicanze.
  7. Ipertensione Materna, o Preeclampsia: rappresenta un’altra condizione da non sottovalutare. La gestione della pressione sanguigna durante la gravidanza è cruciale per prevenire rischi sia per la madre che per il bambino, inclusi i problemi placentari che possono limitare l’apporto di ossigeno e nutrienti al feto.
  8. Aumento di Peso eccessivo o insufficiente: può indicare problemi di salute sia per la madre che per il bambino. Un’eccessiva crescita fetale, o macrosomia, può portare a complicazioni durante il parto, come la distocia di spalla. La macrosomia richiede una valutazione attenta e, in alcuni casi, la programmazione di un parto cesareo per garantire la sicurezza di entrambi.

Il trattamento dipende dalla causa e dalla gravità della sofferenza fetale, dalla durata della gravidanza e dalle condizioni della madre. Può variare da un intervento immediato, come il parto cesareo, a misure per migliorare l’ossigenazione e la circolazione fetale, fino al monitoraggio intensivo.

2.Errori nella Diagnosi di Sofferenza Fetale 

La diagnosi tempestiva della sofferenza fetale rappresenta uno degli aspetti più critici della pratica ostetrica moderna. È fondamentale comprendere che tale condizione può avere conseguenze serie se non affrontata con urgenza e precisione. In molti casi, il parto cesareo emerge come la scelta più sicura per proteggere il benessere del bambino, soprattutto quando ci sono segni evidenti di sofferenza fetale.

Come esperto in ginecologia, è mio dovere sottolineare l’importanza di una sorveglianza attenta per le gravidanze classificate ad alto rischio. La vigilanza costante sulla salute del bambino e della madre è imprescindibile per prevenire situazioni di emergenza. È inaccettabile, sotto ogni punto di vista professionale, ignorare o sottovalutare i segnali di malessere fetale. La negligenza in questo contesto non solo rappresenta una violazione degli standard di cura ma può avere conseguenze devastanti sulle vite coinvolte.

Per esempio ricordo il caso di una gestante avanti negli anni, Michela, con diagnosi di preeclampsia, una condizione che da sola pone sia la madre che il bambino a rischio aumentato di complicazioni. In questa situazione, un monitoraggio meticoloso e interventi tempestivi sono fondamentali. La gestione appropriata di una gravidanza ad alto rischio può significativamente ridurre i pericoli per il bambino, evitando situazioni critiche che richiederebbero un parto cesareo d’emergenza.

Un approccio negligente nella gestione di fattori di rischio, come la mancata identificazione della sofferenza fetale o la cattiva gestione della preeclampsia, è inammissibile e può essere considerato un atto di malasanità, soprattutto se porta a danni per il bambino. La responsabilità medica in queste circostanze è chiara, e gli standard di cura devono essere rispettati per garantire la sicurezza di madre e figlio.

Gli errori medici che possono verificarsi nella diagnosi e nella valutazione neonatale in caso di sofferenza fetale includono vari aspetti di inadeguatezza assistenziale, tra cui:

  • Inadeguata sorveglianza dell’accrescimento fetale: Non monitorare adeguatamente la crescita del feto può portare a mancare la diagnosi di condizioni come la restrizione della crescita intrauterina, che può essere un indicatore di sofferenza fetale.
  • Ritardi nella diagnosi o inappropriato trattamento di condizioni patologiche rilevanti: La mancata diagnosi tempestiva o il trattamento inadeguato di condizioni mediche, chirurgiche o sociali durante la gravidanza possono contribuire alla sofferenza fetale.
  • Inadeguata considerazione o trattamento della riduzione dei movimenti fetali: Non prendere seriamente in considerazione i cambiamenti o la riduzione dei movimenti fetali segnalati dalla madre può ritardare l’identificazione della sofferenza fetale.
  • Inadeguata considerazione del fumo in gravidanza: Il fumo di sigaretta è un noto fattore di rischio per la sofferenza fetale e altre complicazioni gravidiche. Una mancata o inadeguata gestione del fumo può influenzare negativamente l’esito della gravidanza.
  • Prima visita tardiva o assenza di assistenza in gravidanza: Un ingresso tardivo nel percorso di assistenza prenatale o l’assenza di un adeguato follow-up durante la gravidanza può precludere la possibilità di identificare e gestire tempestivamente i fattori di rischio per la sofferenza fetale.
  • Problemi di comunicazione del team e fattori umani individuali: Mancanza di comunicazione efficace tra i membri del team di assistenza sanitaria o tra questi e la paziente può portare a una mancata comprensione del rischio, ritardi nella diagnosi o errori nel trattamento.
  • Inadeguata formazione o istruzione: La mancanza di adeguata formazione sui segni di allarme e sulle procedure di gestione della sofferenza fetale può portare a ritardi nell’intervento o a decisioni cliniche inappropriate​​.

Questi errori evidenziano l’importanza di un’attenta sorveglianza prenatale, di una comunicazione efficace tra i professionisti sanitari e tra questi e le pazienti, e di un’adeguata formazione del personale sulle condizioni che possono portare alla sofferenza fetale.

Uno studio condotto nel Regno Unito, per la valutazione di casi di morte neo natale e/ o perinatale, ha messo in risalto come, nei casi in cui il danno si sia verificato verosimilmente in travaglio, il fattore umano abbia contribuito all’esito negativo. È stato visto, infatti, come più ostetrici non siano stati in grado di individuare in modo adeguato un tracciato cardiotocografico sospetto e, soprattutto, non siano stati in grado di prendere i provvedimenti necessari. Emerge, quindi, come sia importante utilizzare dei termini standardizzati per garantire un’identica modalità di comunicazione tra gli operatori; inoltre, dovrebbe essere utilizzata una stessa terminologia per decretare casi di urgenza o stati di preoccupazione riguardanti il benessere fetale, come suggerito anche dalle Linee Guida del Royal College of Obstetricians and Gynaecologists (RCOG, 2012).

Bisogna, quindi, assicurarsi che il travaglio venga monitorato e seguito diligentemente dall’ostetrica che deve avere la competenza necessaria per discernere un tracciato fisiologico da uno non rassicurante o patologico e sensibilizzare gli operatori sulle loro responsabilità derivanti da un tracciato non rassicurante e/o patologico non segnalato al medico. E’ importante che siano sempre presenti in sala parto quei presidi che permettono, in caso di sofferenza fetale acuta, una rapida estrazione del feto e assicurarsi che la struttura ospedaliera sia in grado di consentire l’estrazione del bambino non più di 30 minuti dopo la decisione di praticare il taglio cesareo.

Nei casi di taglio cesareo urgente, parto operativo vaginale e nascita di neonato compromesso sarebbe buona norma effettuare un controllo delle condizioni neonatali mediante prelievo dall’arteria ombelicale, per la determinazione dell’acidemia.

Secondo la Society of Obstetrician and Gynaecologists of Canada, dopo la nascita è raccomandato praticare sempre un’emogasanalisi al neonato (se questa non è patologica è possibile escludere in modo documentato una responsabilità del ginecologo) e, ove possibile, dovrebbe essere eseguito il prelievo dallo scalpo fetale nel caso di tracciato cardiotocografico non rassicurante che suggerisce possibile ipossia o in presenza di un tracciato con scarsa variabilità (SOGC, 2007). 

3.FAQ sulla Sofferenza Fetale

Ecco un elenco di 5 domande popolari relative alla “sofferenza fetale” che potrebbero interessare le future mamme e le famiglie:

1.Che cos’è esattamente la sofferenza fetale e quali sono le sue cause principali?

  • La sofferenza fetale si riferisce a una condizione in cui il feto sperimenta stress o mancanza di ossigeno prima o durante il parto. Le cause principali possono includere complicazioni con la placenta come il distacco placentare, insufficienza placentare, problemi con il cordone ombelicale come il prolasso del cordone, ipertensione materna o preeclampsia, e complicanze durante il travaglio come contrazioni eccessivamente forti o prolungate.

2.Quali sono i segni e i sintomi della sofferenza fetale che le madri dovrebbero monitorare?

  • I segni che le madri dovrebbero monitorare includono una riduzione o un cambiamento nei movimenti fetali, che può indicare che il feto non sta ricevendo abbastanza ossigeno. Anche segnali rilevati tramite monitoraggio medico, come anomalie nel battito cardiaco fetale identificate dalla cardiotocografia (CTG), possono essere indicatori di sofferenza fetale.

3.Come viene diagnosticata la sofferenza fetale durante la gravidanza e il parto?

  • La sofferenza fetale viene diagnosticata attraverso vari metodi. La cardiotocografia (CTG) è comunemente usata per monitorare il battito cardiaco fetale e le contrazioni uterine per rilevare segni di stress. L’ecografia Doppler può essere utilizzata per valutare il flusso sanguigno nella placenta e nel cordone ombelicale, mentre ulteriori esami possono includere l’amnioscopia per rilevare la presenza di meconio nel liquido amniotico.

4.Quali sono le opzioni di trattamento per la sofferenza fetale?

  • Le opzioni di trattamento dipendono dalla causa e dalla gravità della sofferenza fetale, nonché dalla fase della gravidanza. Possono includere il miglioramento della posizione materna per aumentare il flusso sanguigno al feto, l’ossigeno supplementare alla madre, e, se necessario, l’intervento chirurgico come il parto cesareo per prevenire ulteriori rischi per il feto. In alcuni casi, può essere indicata la somministrazione di liquidi o farmaci per migliorare le condizioni fetali.

5.Quali possono essere le conseguenze a lungo termine della sofferenza fetale per il neonato?

  • Le conseguenze a lungo termine della sofferenza fetale per il neonato possono variare da lievi a severe, a seconda della durata e della gravità della condizione. Possono includere difficoltà respiratorie alla nascita, disturbi neurologici come la paralisi cerebrale, problemi di sviluppo e, in casi estremi, la morte neonatale. Un intervento tempestivo è cruciale per minimizzare questi rischi e migliorare l’esito per il neonato.

4.Conclusioni

Affrontare una lesione cerebrale nel proprio bambino a seguito di sofferenza fetale può essere una delle esperienze più difficili e dolorose per una famiglia. È in questi momenti critici che l’assistenza legale specializzata diventa non solo un supporto ma una necessità imperativa. Rivolgiti a professionisti esperti in questo campo specifico, come il team di Aiuto Malasanità.

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