Infezioni ospedaliere quali sono e qual è la situazione in Italia

Infezioni ospedaliere quali sono

Infezioni ospedaliere quali sono e qual è la situazione in Italia?. Le infezioni ospedaliere sono tra le problematiche più gravi che possano capitare nel corso della degenza ospedaliera, in questo articolo vedremo quali sono.

L’elevata frequenza di infezioni nosocomiali è indice di scarsa qualità del servizio sanitario e dell’uso massiccio di antibiotici che ha reso alcuni agenti patogeni più resistenti ai trattamenti. Si presentano nelle 48 ore successive all’ingresso in ospedale e la loro frequenza varia in base alla situazione fisica del paziente e al reparto in cui ci si trova. Colpiscono soprattutto pazienti immunocompromessi, o sottoposti a trattamenti invasivi, in un ambiente in cui è facile il passaggio di microrganismi tra pazienti, operatori o visitatori.

Infezioni ospedaliere: la frequenza e la situazione in Italia

È difficile tenere traccia delle infezioni perché un dato globale non è calcolabile. L’unica ricerca basata su dati piuttosto corposi che possiamo prendere come riferimento è uno studio pubblicato sull’American Journal of Epidemiology, e titolato Study on the Efficacy of Nosocomial Infection Control (Senic), che ha esaminato un gruppo di ospedali negli Stati Uniti, tra il 1975 e il 1976, scoprendo che l’incidenza di pazienti infetti era del 5,2% e quella delle infezioni 6,6%.

In Italia e in molti altri Paesi europei abbiamo a disposizione i risultati derivanti da studi di prevalenza, una metodologia diversa che prevede un rilevamento diretto dei dati riferiti a un preciso momento. A differenza di uno studio più sistematico, gli studi di prevalenza sono come una lente di ingrandimento su un fenomeno in un determinato momento. Ci danno un’idea dei numeri, ma non abbastanza da poter dire che quella sia “la regola”. Da questi studi, riportati dal Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Istituto superiore di Sanità, è emerso che la prevalenza di pazienti infetti varia dal 6,8% al 9,3% e quella delle infezioni dal 7,6% al 10,3%.

Premesso che l’incidenza può cambiare sensibilmente in base alla grandezza della struttura sanitaria, del tipo di reparto, della durata della degenza.

Nel 2004 si è concluso il primo “Progetto Nazionale per la sorveglianza delle infezioni batteriche gravi in ambito comunitario e ospedaliero”, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e condotto in 50 centri ospedalieri con la partecipazione dei laboratori di microbiologia clinica ospedaliera coordinati da 3 laboratori di riferimento: Genova (Università di Genova), Roma (Università Cattolica) e Catania (Università di Catania). I risultati emersi dall’indagine indicano che in Italia circa 500.000 pazienti su 9 milioni e mezzo di ricoverati l’anno sono affetti da un’infezione contratta in ospedale, il che significa che una percentuale stimabile tra il 5 e il 17% dei pazienti ospedalizzati si ammala ogni anno di un’infezione e il 3% ne muore.

La terapia intensiva è il sito in cui, prevedibilmente, i numeri diventano più alti: le infezioni ospedaliere in terapia intensiva neonatale (2160 pazienti) si presenterebbero con una frequenza del 17%.

Secondo dati provenienti da tutte le unità di terapia intensiva della regione Friuli-Venezia Giulia, la frequenza era 17,7% di polmoniti su 1000 giornate di ventilazione nel 2004.

Nei reparti di chirurgia generale invece i dati che abbiamo a disposizione variano dall’1,2% in presenza di protesi all’anca al 13,6% in chirurgia generale. Una ricerca effettuata in Piemonte, riferisce che la frequenza per interventi di ernia era dell’1% mentre gli interventi sul colon erano dell’8,5%.

Infezioni ospedaliere: quali sono e quando si presentano

Incorrono più spesso quando si presentano i seguenti fattori:

  • L’età: come neonati o anziani
  • Altre patologie o infezioni, come tumori, diabete, cardiopatie, insufficienza renale, immunodeficienza
  • Malnutrizione
  • Traumi e ustioni
  • Alterazioni dello stato di coscienza
  • Trapianti d’organo.

Vengono trasmesse in tre modi principali. Il primo è il contatto diretto tramite le mani, o a causa delle goccioline di saliva che vengono espulse con tosse o starnuti (a meno di 50 centimetri di distanza). Il secondo è il contatto indiretto con un veicolo come gli strumenti chirurgici o endoscopi, o possono anche presentarsi in più persone contemporaneamente perché il veicolo è comune (cibo, liquidi di infusione, disinfettanti). In ultimo, possono arrivare per via aerea, tramite microrganismi che sopravvivono nell’aria.

Le infezioni ospedaliere sono di vari tipi. Nell’80% dei casi si presentano in quattro sedi principali. Il 35-40% di tutte le infezioni ospedaliere sono le infezioni urinarie, dato che sta lentamente calando con un aumento invece di altri due siti di infezione: l’apparato respiratorio, sotto forma ad esempio di polmoniti, e le infezioni sistemiche, come batteriemie e sepsi. Per loro natura, anche le ferite chirurgiche presentano un alto rischio.

Per chi si domanda quali siano  le infezioni ospedaliere quali sono, possiamo dire che la risposta varia nel tempo. I batteri più frequenti sono l’Escherichia Coli, la Klebsiella pneumoniae e lo Staphylococcus aureus meticillina-resistente. Negli anni, si sono spesso riscontrati anche l’Enterococcus vancomicina-resistente (VRE), (MRSA) e Pseudomonas aeruginosa multi antibiotico-resistente (MDR-PA).

L’infezione ospedaliera da Escherichia Coli

Il 22% delle infezioni registrate negli ospedali italiani sono causate da questo batterio, che è normalmente presente nel nostro intestino ma che si presenta in vari ceppi patogeni in cibo e bevande, o anche attraverso un catetere.

L’infezione ospedaliera da Staphylococcus aureus

Colpisce nel 12,5% dei casi e aggredisce la pelle e i tessuti molli. Il veicolo è spesso il contatto e le ferite, per questo è molto frequente nella categoria correlata alle operazioni invasive come protesi, peacemaker e simili.

L’infezione ospedaliera da Klebsiella pneumoniae

Nel 9% dei casi questo batterio definito gram-negativo che si trova normalmente nell’intestino e nella mucosa respiratoria, può degenerare e diventare molto pericoloso. Nel caso di una polmonite dovuta a questa batterio, i casi di decessi arrivano al 50%.

Prevenzione

L’insorgenza di una complicanza infettiva in un paziente ricoverato in ospedale comporta costi sia in termini di salute che economici per il paziente e per l’ospedale.

Per il paziente:

  • per il primo, il dover sopportare una patologia infettiva aggiunta alla sua patologia di base
  • le eventuali conseguenze di questa in termini di disabilità temporanea permanente o addirittura il decesso
  • le eventuali spese di una cura domiciliare o la perdita dì giornate di lavoro

Per l’ospedale:

  • costi aggiuntivi legati all’eventuale prolungamento della degenza
  • agli esami diagnostici ed agli interventi terapeutici necessari

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