Malasanità a Roma: muore mentre era in attesa di trapianto di polmoni

Malasanità a Roma trapianto di polmone

Un presunto caso di malasanità a Roma: Giuseppe Esposito, un ragazzo di 20 anni affetto da fibrosi cistica e ricoverato in attesa di trapianto di polmoni, è deceduto dopo aver inviato messaggi agghiaccianti alla famiglia e, proprio secondo i familiari, la causa è la negligenza medica.

Il 5 maggio 2018 il ragazzo viene ricoverato presso il Policlinico Umberto I di Roma per valutare la possibilità di un trapianto urgente di polmoni, che non è mai avvenuto. Nella notte tra il 16 e il 17 maggio lancia un SOS tramite il cellulare alla madre, e al mattino viene registrato il decesso.

Mio fratello era lucido e vigile – racconta la sorella Michela – ma dopo avere effettuato la tracheotomia ed esami clinici, a partire dalla sera di domenica 13 maggio le sue condizioni sono cominciate a peggiorare“. 

La sorella Michela Esposito posta su Facebook la richiesta d’aiuto lanciata dal fratello tramite cellulare: «Mi stanno uccidendo, denunciate.», e accompagna lo screenshot dei messaggi con le seguenti parole:

«Io sono troppo di parte e troppo coinvolta probabilmente, ma mi fido di voi e vorrei sapere cosa ne pensate di questi messaggi . Secondo voi cosa potrebbero significare??? Mio fratello ricoverato da 20 anni con la fibrosi cistica con una situazione stabile alle 23.30 attaccato ad un macchinario che due giorni prima aveva avuto problemi che agiva sulla circolazione, alle 2 di notte ci manda questo messaggio. Sarà il suo ultimo messaggio, lo vedremo morto alle 7 quando alle 3 stavamo già li e aspettavamo comunicazioni e in continuazione ci sono state dette in sequenza: “dorme da solo”, “l’abbiamo sedato”, “è tutto tranquillo”, “state tranquilli”, “stiamo sistemando la macchina che ha qualche problema”, e alle 7 “non possiamo fare più nulla, ha la pressione bassa”. L’abbiamo visto morto. Ora di morte 7.27 ma era già morto a nostro parere. Siate nudi e crudi, voglio sapere cosa ne pensate!»

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Malato di fibrosi cistica, ma la malattia non può essere l’alibi

Più tardi scrive ancora:

«Gli ultimi messaggi di mio fratello Giuseppe… Era tracheotomizzato, non poteva parlare, era sedato, non poteva ribellarsi. Non l’abbiamo potuto salutare, ci ha lasciato solo questo… Noi siamo corsi e ci hanno detto di stare tranquilli… L’hanno fatto morire dissanguato, non è morto per la fibrosi cistica. I malati vanno rispettati, non saranno mai il vostro alibi! Non vi darò pace! MAI!!!! #giustiziapergiuseppe»

«Me lo hanno ammazzato. Lo hanno attaccato a una macchina che aveva già dato problemi, mio fratello si lamentava, ci chiedeva aiuto e loro ci rispondevano che delirava per i sedativi, gli hanno tolto il cellulare e volevano farmi uscire dalla stanza per pulire via ogni traccia che potesse inchiodarli alle loro responsabilità. Questa è l’apoteosi della malasanità e io non mi arrendo. Voglio giustizia per Giuseppe, perché è stata la sua ultima disperata preghiera».

Accuse molto forti e racconti strazianti, tutto rapportato nella denuncia presentata al commissariato la mattina stessa in cui il ragazzo è morto. «Ho pianto davanti agli agenti, perché non ho avuto nemmeno il tempo e la possibilità di abbandonarmi al dolore. Non possono giustificare la morte di Giuseppe con la sua malattia, il messaggio di mio fratello è chiaro e mi rimbomba in testa ogni minuto. Hanno giocato alla roulette russa con la vita di un ragazzo di 20 anni e io non gli darò tregua».

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Malasanità a Roma: macchinario guasto?

Quanto accaduto, riportato dal quotidiano Il Tempo, è ora in mano alla Procura di Roma, che ha aperto un’inchiesta, al momento contro ignoti. Il pm Roberto Felici, destinatario di una denuncia che la famiglia ha presentato, ha disposto l’autopsia (i cui risultati si conosceranno soltanto a luglio) e ha provveduto a far sequestrare la cartella clinica, il cellulare usato dal ragazzo e il macchinario al quale era attaccato per far ossigenare il sangue, che secondo i familiari era guasto:

«Mio fratello è sempre stato lucido e vigile, ma dopo avere effettuato la tracheotomia e alcuni esami clinici, a partire dalla sera di domenica 13 maggio, le sue condizioni sono cominciate a peggiorare. Ha avuto la febbre alta e la terapia antibiotica è stata decisa dai medici solo due giorni dopo. Verso le due di notte (17 maggio) Giuseppe ha inviato un messaggio a mia madre chiedendo di denunciare tutti, che lo stavano uccidendo. Ci siamo precipitati in ospedale e da quello che abbiamo capito il problema di medici e infermieri era al macchinario a cui doveva essere sostituito un filtro. Alle sette di mattina del 17 maggio siamo stati informati che la situazione era drammaticamente precipitata: ci hanno fatto entrare nel reparto e alle 7.20 è stata dichiarata la morte di Giuseppe».

Anche il Policlinico Umberto I ha avviato una indagine interna, coordinata dal direttore sanitario, così da accertare i fatti:  «Siamo vicini alla famiglia del giovane, gravemente colpita dalla perdita prematura, e assicuriamo che faremo tutto il possibile per accertare se vi sono state responsabilità e malfunzionamenti imputabili a questa struttura sanitaria».

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